IL FORMAT PANE&TRITA ACCOGLIE UN IMMIGRATO...PER UNA BUONA CAUSA

C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé”.

Tra le innumerevoli citazioni e aforismi del sommo Oscar Wilde, questa è indubbiamente la preferita da chi scrive.

Non è dato sapere se Pabel, Filippo e Stefano, i tre fondatori di Pane&Trita, siano seguaci del maestro irlandese, ma sicuramente sanno come far parlare di loro e del loro format, nel bene e nel male.

PRIMA I MERIDIONALI, ORA GLI IMMIGRATI

Spostare l’attenzione dai meridionali agli immigrati pare che ultimamente vada molto di moda nella politica italiana e il format brianzolo ha deciso di non esimersi, ovviamente a modo suo.

D’altronde quello tra cibo e politica è un connubio forte e indissolubile. Come recitava Francesco Nuti in Caruso Paskoswsky: “la mortadella è comunista, il salame socialista, il prosciutto democristiano, la coppa liberale, le salsicce repubblicane, il prosciutto cotto è fascista…” Come non citare poi il “patto della carbonara” siglato alcuni anni or sono da 28 senatori del PD, passando dalle cene eleganti di Arcore fino alle innumerevoli istantanee dell’ex presidente dell’Interno Salvini intento ad addentare qualsiasi cosa?

Ed esattamente come il politico milanese “prima versione”, Pane&Trita, circa un anno fa, era balzato agli onori della cronaca per aver parlato dei meridionali, anche se ovviamente con toni diversi. Risale a febbraio dello scorso anno, infatti il lancio di “Tel chi el terun” panino diventato in breve un caso mediatico.

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E proprio nel giorno in cui la parte Salviniana del paese iniziava il digiuno, ecco l’ennesima trovata di Pane&Trita.: “L’immigrato”, qualcosa che va oltre il concetto di panino e di cibo, per essere assurta a vera e propria operazione di marketing, con una forte dose di ironia e provocazione, che le prima avvisaglie confermano non sarà assolutamente scevra di polemiche.

SAPORI ORIENTALI PER FAR PARLARE DI SE’

Pane alla curcuma e semi di papavero, burger di agnello, falafel al cumino, tegole di formaggio alla brace al curry, maionese al karkadè e kebab di verdura al profumo di zenzero.

Mancano pepe e peperoncino, ma d’altronde è bastato l’annuncio per scaldare e ravvivare gli animi degli internauti, che si sono schierati subito ovviamente tra favorevoli e contrari.

“Geni. Il vostro successo ve lo meritate tutto. Nel bene o nel male l’importante è che se ne parli. Se poi il prodotto offerto è buono è un valore aggiunto”

“Evocato il digiuno da qualcuno, ecco la risposta giusta! Ora vengo a mangiarlo! Bravi”.

“Pane & Trita lascia perdere la politica che è meglio non è il momento”, così come “Questa vi è uscita male. A casa dei leghisti parlare male del loro leader. Mi spiace, mi mancherete”.

Sono alcuni dei commenti rilasciati sulla pagine Facebook della catena.

“Siamo molto contenti del successo riportato dal nostro nuovo panino. Una scelta di marketing spinta che, in un Paese che parla tutti i giorni il linguaggio politichese a volte in maniera troppo seriosa, ha saputo suscitare l’interesse che auspicavamo. - spiegano i tre cofondatori della catena - Il cibo è qualcosa di meraviglioso in grado di unire, ben lontano dalla strumentalizzazione politica. Abbiamo voluto mantenere lo stile Pane & Trita in tutto e per tutto: nella creazione di un panino buonissimo e nella presentazione di un prodotto carico di ironia. Ridere fa bene, non bisogna mai dimenticarlo!”

PROVOCAZIONE SÌ, MA ANCHE BUON CUORE

Non si può vivere di sola provocazione e infatti “L’immigrato” ha anche una fortissima connotazione sociale e solidale.

Per ogni panino venduto, infatti, Pane & Trita donerà 1,50€ al Centro Mamma Rita di Monza. Donazioni che potranno così aiutare i bambini del Centro a costruirsi un futuro più sereno. La collaborazione tra Pane & Trita e Mamma Rita si delinea come una significativa iniziativa che vuole guardare oltre ogni diversità per garantire ai più piccoli un’infanzia felice, indipendentemente dalla provenienza culturale.


C’è al mondo una sola cosa peggiore del far parlare di sé: il non far parlare di sé”.